Stato: In corso

Periodo: 2025-2027

Area tematica: Biodiversità/Difesa integrata

Ruolo ARSIAL: Capofila

Dettaglio progetto

Da una analisi approfondita sulla castanicoltura regionale da frutto, emerge la necessità di avviare importanti azioni di intervento, di seguito riportate, finalizzate a individuare strategie a sostegno della ripresa economica e produttiva delle imprese agricole del settore:

  • definizione della carta di vocazionalità ambientale del Lazio per il castagno da frutto e censimento accurato dei popolamenti esistenti per l’individuazione di ecotipi resilienti e meno suscettibili ad attacchi fitopatogeni, anche a fronte dei cambiamenti climatici in atto;
  • costituzione di associazioni di produttori, ancora carenti sul territorio regionale, secondo il
    modello consolidato della filiera corilicola;
  • costituzione di una filiera standardizzata di tracciabilità del prodotto per promuovere e tutelare il
    commercio delle produzioni tipiche regionali;
  • mitigazione delle importazioni, sempre maggiori, di castagne estere;
  • standardizzazione della tecnica colturale, nutrizione e gestione del castagneto, ancorata
    frequentemente alle tradizioni locali delle varie aree castanicole;
  • tutela delle produzioni tipiche attraverso marchi DOP e IGP, ancora carenti in ambito regionale;
  • modernizzazione degli impianti esistenti e realizzazione di nuovi impianti specializzati;
  • studi di caratterizzazione varietale su base morfologica, fenologica, agronomica e molecolare per risolvere incertezze varietali del patrimonio castanicolo regionale e risolvere sinonimie e omonimie varietali;
  • consolidamento del ruolo paesaggistico del castagneto e sviluppo di servizi e fruizioni mirate alla riscoperta delle sue funzioni ambientali e socio-economiche;
  • costituzione di un vivaismo castanicolo regionale certificato e altamente qualificato;
  • potenziamento delle attività di formazione dei nuovi imprenditori castanicoli, dei tecnici di settore e dei servizi di assistenza tecnica per una gestione sostenibile ed efficace del castagneto;
  • costituzione di un centro regionale di eccellenza per la realizzazione di ricerche finalizzate a migliorare il comparto castanicolo (Regione Lazio, centri di ricerca regionali, Organizzazione Produttori).

Attività principali

Il progetto prevede il recupero di materiale vegetale autoctono da destinare alla moltiplicazione per la realizzazione dell’azione pilota “Filiera vivaistica regionale del castagno da frutto”. Aree castanicole, più o meno importanti, laziali sono diffuse su tutto il territorio regionale (vd fig. 1) ed anche il patrimonio genetico-varietale afferente sia a popolazioni di castagne che marroni è rilevante. Molte varietà censite negli anni grazie all’istituzione della L.R. n. 15/2000 a tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario, fanno parte anche dell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali, sono iscritte al Registro Nazionale dei Fruttiferi o sono in caratterizzazione per la definizione degli aspetti genotipici, fenotipici e agronomici.

Azione Pilota – Gestione delle problematiche fitosanitarie del castagno da frutto

Dopo la recente emergenza fitosanitaria legata alla vespa galligena del castagno parzialmente rientrata grazia alla diffusione del suo antagonista, nei castagneti laziali si segnalano purtroppo nuove recrudescenze, più o meno localizzate, delle due malattie fungine “storiche”: il Mal dell’inchiostro (agente causale Phytophthora spp.) e il cancro corticale (agente causale Cryphonectria parasitica). Il Mal dell’Inchiostro è noto per essere tra le fitopatie più gravi di questa specie arborea. Causato principalmente da due specie di Phytophthora, P. cambivora e P. cinnamomi, specie di nuova introduzione e ancora più aggressiva della prima, colpisce piante di tutte le età, sia nelle formazioni boschive naturali che negli impianti mirati alla produzione di castagne e di legname. La presenza di P. cinnamomi, specie altamente termofila, rappresenta un particolare fattore di rischio, se messa in correlazione ai ben noti cambiamenti climatici in atto. Questi funghi determinano la necrosi e la morte del capillizio radicale e delle radici più sottili fino a portare a morte la pianta in tempi più o meno rapidi. La denominazione “mal dell’inchiostro” fa riferimento alla colorazione nerastra che assumono i tessuti sottocorticali della pianta infetta (necrosi del cambio cribro-vascolare) con la caratteristica forma a fiamma e alla frequente emissione di essudati scuri in prossimità del colletto (Fig. 2). In questa ottica, le ricerche più recenti condotte nell’ambito del Progetto europeo LIFE FAGESOS “Phytophthora- induced decline of fagaceae ecosystems in Southern Europe exacerbated by climate change: preserving ecosystem services through improved integrated pest management”, di cui è partnerARSIAL Protocollo Interno N. 7701/2026 del 13-03-2026 Allegato 1 – Class. 06 – Copia Documento l’Università della Tuscia, hanno permesso di definire e testare un protocollo di gestione integrata (IPM – Integrated Pest Management) che prevede una serie di interventi in grado non solo di contenere la diffusione della malattia, ma anche di migliorare le condizioni fitosanitarie delle singole piante quando l’infezione sia ancora agli stadi iniziali o comunque non abbia compromesso completamente la vitalità delle piante. Sulla scorta di questi importanti ed incoraggianti risultati, il progetto propone di applicare integralmente il protocollo IPM FAGESOS su una selezione di aziende pilota. Il Cancro corticale, giunto in Europa verso la fine degli anni ’30 del secolo scorso tramite legno d’imballaggio, ha creato in passato serie difficoltà alla nostra castanicoltura. L’agente patogeno, Cryphonectria parasitica, penetra nella pianta attraverso le ferite, anche microscopiche, della Corteccia, quindi, colonizza ed uccide il tessuto cambiale e floematico necrotizzandolo ed interrompendo il trasporto della linfa e determinando il disseccamento della parte distale della branca o del ramo attaccato quando la lesione arriva ad interessare l’intera circonferenza. La scoperta e la diffusione di ceppi ipovirulenti del patogeno ha ridotto considerevolmente l’importanza della malattia, almeno fino a 4-5 anni fa. Poi, inaspettatamente, la patologia ha ripreso vigore ed ha ricominciato a fare danni. I motivi di questa pericolosa recrudescenza sono ancora ignoti; una ipotesi è che i cambiamenti climatici stiano favorendo la fase di svernamento dell’inoculo del patogeno, un’altra è che la presenza concomitante del cinipide galligeno (Dryocosmus kuriphilus) abbia indebolito le piante rendendole più suscettibili al patogeno, e infine un’altra, ancor più preoccupante, è che sia cambiata la compagine dei gruppi di compatibilità vegetativa, magari con l’introduzione di nuovi ceppi incompatibili con quelli ipovirulenti naturalmente presenti nei nostri areali. Il contenimento di questa patologia è basato sull’applicazione di un protocollo di potatura fitosanitaria ben eseguita, che miri all’eliminazione e distruzione dei cancri virulenti rilasciando invece quelli ipovirulenti, in modo da “sbilanciare” le popolazioni del patogeno a favore di quest’ultime.

Risultati attesi

Risanamento di aree infette da importanti patologie che attaccano il castagno e realizzazione di nuovi impianti castanicoli con utilizzo di materiale di moltiplicazione autoctono (marze) prelevato nelle aree laziali più vocate e innestato su semenzali.

Partenariato

Capofila: UniTuscia-DAFNE

Partner principali: UniTuscia-DAFNE