Stato: In avvio

Periodo: 2024-2025

Ruolo ARSIAL: Partner

Importo : € 116.000,00

Dettaglio progetto

Nell’ambito della CONVENZIONE OPERATIVA in attuazione dell’Accordo quadro ARSIAL – DIAP approvato con deliberazione C.d.A. n. 127 del 07/11/2024 per la realizzazione nel Lazio di interventi/azioni inerenti la STRATEGIA FORESTALE NAZIONALE (Protocollo ARSIAL n. 6274/2025 del 09-05-2025), si sta procedendo alle attività per la realizzazione del contributo regionale relativo all’Azione specifica 5 – Alberi monumentali e boschi vetusti. 

I “boschi vetusti” sono sistemi forestali non utilizzati dall’uomo da tempi più o meno remoti che hanno riconquistato, per questo, quei caratteri di naturalità che li rendono simili alle antiche foreste primarie. Essi sono un importante serbatoio di biodiversità e sono di fondamentale importanza per lo studio delle dinamiche naturali che caratterizzano i boschi e, quindi, per lo studio della sostenibilità della gestione forestale.

Al fine di identificare un’area boscata quale vetusta così come richiesto dall’applicazione del TUFF, essa deve presentare le caratteristiche contenute nella definizione dell’articolo 3,comma 2, lettera s bis), ovvero:

  • la presenza di specie autoctone spontanee coerenti con il contesto biogeografico;
  • una biodiversità caratteristica conseguente all’assenza di disturbi da almeno 60 anni;
  • la presenza di stadi seriali legati alla rigenerazione e alla senescenza spontanee.

Perché un’area boscata presenti e conservi nel tempo le caratteristiche di “bosco vetusto”, la sua superficie deve presentare dimensioni significative coerenti con la complessa funzionalità di una foresta matura, ed essere a contatto con formazioni naturali o seminaturali, possibilmente non recintate, e di ampiezza adeguata a limitare eventuali impatti antropici all’area individuata quale “bosco vetusto” ed a permetterne l’espansione, se favorevole al suo mantenimento nel lungo periodo.

Un “bosco vetusto”, per essere riconosciuto tale, deve coprire un’area non inferiore ai 10 ettari. Per casi particolari, espressamente motivati da specifiche caratteristiche, la superficie minima può scendere fino a 2 ettari, purché comunque l’area costituisca un unico sistema ecologico-stazionale, funzionale e strutturale e presenti le caratteristiche di cui ai punti 2 e 4 delle linee guida.

Metodologia di analisi 

Nell’ambito delle attività in corso i criteri di selezione utilizzati per una prima individuazione di tali aree sono: 

  1. analisi della carta delle provvigioni legnose 
  2. continuità temporale e assenza di disturbi per 60 anni 
  3. integrazione con segnalazioni e ricerche bibliografiche 

Fasi di lavoro

Fase I: Screening preliminare

 Questa fase di basa sull’analisi della carta delle provvigioni legnose, che garantisce una copertura completa del territorio regionale con elevata precisione spaziale. Il parametro considerato è la provvigione espressa in m³/ha. Si assume che una elevata massa legnosa sia indicatore della prolungata assenza di utilizzazioni forestali degli ultimi decenni; attraverso un processo di classificazione e filtraggio della mappa sono state selezionate le aree con valori di provvigione elevati. 

Fase II: Integrazioni con segnalazioni 

Nella seconda fase, le aree preliminarmente individuate sono state integrate con segnalazioni ufficiali e non ufficiali provenienti da diverse fonti, nonché con i risultati della ricerca bibliografica, al fine di superare i limiti dell’analisi iniziale basata esclusivamente sulla biomassa. 

Fase III: Analisi Multitemporale 

Alla luce di quanto previsto dalle “Linee guida identificazione aree definibili come boschi vetusti, decreto Mipaaf 18.11.2021”, la terza fase punta a verificare l’assenza di disturbi antropici per almeno sessanta anni. Le aree selezionate nelle fasi precedenti sono state verificate tramite le ortofoto del volo GAI 1954, assunto come riferimento temporale iniziale “anno zero” per accertare la presenza del bosco già in quell’epoca. Per le superfici idonee è stata condotta una analisi fotointerpretativa multitemporale al fine di individuare eventuali disturbi nel tempo.  Non sono stati considerati ostativi gli eventi naturali quali incendi, schianti da neve o da vento e altri fenomeni non direttamente riconducibili ad attività antropiche, in quanto parte integrante delle dinamiche ecologiche forestali, anche qualora verificatisi negli ultimi sessanta anni. Sono invece state escluse dalle superfici candidate le aree che presentavano evidenze di disturbo antropico, quali: tagli rasi o utilizzazioni forestali evidenti; pascolo persistente (vietato nei boschi vetusti), ad esclusione di episodi occasionali e prontamente ripristinati; apertura artificiale della chioma riconducibile a interventi selvicolturali; realizzazione di strade forestali o altre infrastrutture; qualsiasi ulteriore segno documentabile di pressione antropica. 

Alla luce dei risultati ottenuti ora sono in corso le fasi di rilievo in campo, nei siti che potenzialmente hanno le caratteristiche richieste, tra cui selezionare quelli che potranno essere candidati per il relativo riconoscimento.

Partenariato

Capofila : DiAP (Dipartimento di Architettura e Progetto Università “la Sapienza” di Roma)

Partner principali : ARSIAL