16/01/2026
Requisiti, modalità di accesso e aspetti chiave per l’agroalimentare italiano negli USA, con focus sulla West Coast. Tutto sulla nuova guida promossa dal Consolato Generale d’Italia a Los Angeles, dal Consolato Generale d’Italia a San Francisco e dall’Ufficio ITA – Agenzia ICE di Los Angeles.
Requisiti, modalità di accesso e aspetti chiave per l’agroalimentare italiano negli USA, con focus sulla West Coast. Tutto nella nuova guida promossa dal Consolato Generale d’Italia a Los Angeles, dal Consolato Generale d’Italia a San Francisco e dall’Ufficio ITA – Agenzia ICE di Los Angeles.
Il mercato statunitense rappresenta una delle principali destinazioni extra-UE per l’agroalimentare italiano, grazie a un’elevata capacità di spesa, a una forte domanda di prodotti di qualità e a un crescente interesse per il Made in Italy. In questo contesto, gli Stati della West Coast rivestono un ruolo strategico, sia come mercati di consumo sia come hub logistici di accesso al Paese.
Allo stesso tempo, l’ingresso negli Stati Uniti richiede una preparazione accurata: il sistema normativo, sanitario e commerciale è profondamente diverso da quello europeo e presenta requisiti stringenti, soprattutto per i prodotti alimentari. Per supportare le imprese italiane in questo percorso, il Consolato Generale d’Italia a Los Angeles, il Consolato Generale d’Italia a San Francisco e l’Ufficio ITA – Agenzia ICE di Los Angeles hanno recentemente promosso la pubblicazione di una nuova guida dedicata agli Stati Uniti – area West, realizzata dal Gruppo Bonfiglioli Consulting, che offre un quadro operativo utile per orientarsi tra le principali complessità del mercato.
Un mercato attrattivo, ma regolato da standard rigorosi
Negli Stati Uniti il settore agroalimentare è altamente competitivo e fortemente regolamentato. La qualità del prodotto è un prerequisito, ma non è sufficiente: risultano determinanti la conformità normativa, la continuità delle forniture, la chiarezza delle informazioni al consumatore e la capacità di adattarsi alle aspettative del mercato locale.
Come evidenziato dalla guida, molte imprese europee incontrano difficoltà non per il prodotto in sé, ma per una sottovalutazione degli adempimenti sanitari, doganali ed etichettativi richiesti per l’importazione e la commercializzazione di alimenti negli USA.
Modalità di accesso al mercato per l’agroalimentare
Le imprese agroalimentari possono adottare diverse strategie di ingresso, da valutare in funzione della struttura aziendale, dei volumi e del grado di controllo desiderato:
- esportazione tramite importatore o distributore statunitense, soluzione più frequente nelle fasi iniziali. In questo caso l’importatore assume un ruolo centrale, anche sotto il profilo della responsabilità normativa.
- vendita diretta a buyer, catene retail o operatori horeca, opzione che consente maggiore controllo commerciale ma richiede una gestione diretta della compliance e della logistica.
- presenza stabile negli Stati Uniti, attraverso una sede commerciale o una società controllata, scelta che diventa rilevante quando i volumi crescono e si punta a una strategia di lungo periodo.
La guida sottolinea come non esista una formula unica: la modalità di accesso va calibrata attentamente, considerando costi, rischi e sostenibilità nel tempo.
Sicurezza alimentare ed etichettatura: il ruolo centrale della FDA
Per la quasi totalità dei prodotti agroalimentari, l’accesso al mercato USA è subordinato al rispetto delle norme della Food and Drug Administration (FDA). Tra gli adempimenti più rilevanti rientrano:
- la registrazione dello stabilimento di produzione;
- la nomina di un FDA Agent con sede negli Stati Uniti;
- la notifica preventiva delle spedizioni;
- la verifica della conformità degli ingredienti e degli additivi ammessi.
Un aspetto particolarmente critico riguarda l’etichettatura: le etichette statunitensi devono rispettare requisiti specifici (ingredienti, allergeni, valori nutrizionali, indicazioni sull’importatore) che non coincidono con quelli previsti dalla normativa europea. Una semplice traduzione dell’etichetta UE non è sufficiente e può comportare il blocco della merce in dogana.
Per alcuni comparti, come vino, prodotti biologici o alimenti freschi, si applicano inoltre normative dedicate e ulteriori controlli.
Logistica, dogana e costi di accesso
L’ingresso delle merci agroalimentari negli Stati Uniti comporta una gestione accurata della documentazione doganale e dei flussi logistici. Oltre ai costi di trasporto internazionale, le imprese devono considerare:
- dazi doganali variabili in base alla categoria merceologica;
- costi di sdoganamento e possibili ispezioni sanitarie;
- costi di trasporto interno, spesso rilevanti soprattutto sulle lunghe distanze.
La West Coast rappresenta un punto di accesso privilegiato grazie a porti e aeroporti di primaria importanza, ma è anche un’area soggetta a congestioni e volatilità dei costi logistici, elementi che incidono direttamente sulla competitività del prezzo finale.
Prezzo, fiscalità e sostenibilità commerciale
Uno degli errori più frequenti nell’approccio al mercato USA consiste nel sottovalutare la costruzione del prezzo. Il prezzo di vendita negli Stati Uniti non è la semplice somma del prezzo europeo e dei costi di spedizione, ma deve tenere conto dei margini degli intermediari, dei costi di compliance, delle attività promozionali e, in alcuni casi, delle imposte indirette applicabili a livello statale.
La guida richiama l’attenzione anche sulle implicazioni fiscali legate alla scelta della forma di presenza sul mercato, soprattutto nel caso di una struttura stabile negli Stati Uniti.
La guida ICE come strumento di orientamento per l’agroalimentare
La nuova guida dedicata agli Stati Uniti – area West rappresenta uno strumento informativo di riferimento per le imprese agroalimentari che intendono avvicinarsi al mercato nordamericano. Il documento affronta in modo sistematico i principali temi di interesse – dalla strategia di ingresso alla normativa, dalla logistica alla fiscalità – fornendo un quadro utile per una prima valutazione consapevole.