Tutela risorse genetiche, riprende l’attività delle Commissioni

07/09/2017 - 
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La Commissione tecnico-scientifica per il settore animale approva l’inserimento dell’Apis mellifera ligustica nel Registro volontario regionale.

Con l’insediamento definitivo delle nuove commissioni tecnico-scientifiche, una per il settore il settore animale, l’altra per il settore vegetale, è ripresa a pieno ritmo, a partire dal luglio scorso, l’esame delle richieste di inserimento di risorse genetiche autoctone animali e vegetali a rischio di erosione nel Registro volontario regionale, previsto dalla legge regionale 15/2000.

All’atto del suo insediamento, avvenuto in data 19 luglio, la Commissione tecnico-scientifica per il settore animale, dopo aver proceduto alla nomina del presidente nella persona del prof. Donato Matassino ha preso in esame, esprimendo parere positivo, la richiesta presentata dall’Associazione regionale Apicoltori del Lazio relativa all’inserimento dell’Apis mellifera ligustica nel Registro volontario regionale.

Come si legge nella relazione tecnico-scientifica che accompagna la richiesta di inserimento nel Registro, l’Apis mellifera spp., originaria dell’Himalaya, conta numerose sottospecie (o razze) che si distinguono per i caratteri morfologici e la diffusione geografica. Tra esse, di particolare ‘rilevanza zootecnica’ si sono dimostrate due sottospecie autoctone del territorio italiano: Apis mellifera ligustica e Apis mellifera siciliana. L’Apis mellifera ligustica, o ape italiana, è originaria della penisola italiana e della Sardegna. Appartiene al gruppo geografico del bacino del mediterraneo centrale e a quello dell’Europa sud-orientale e, tra le razze presenti in Europa, è quella che ha avuto la più piccola area originaria di distribuzione. Tuttavia, è stata esportata fin dall’antichità in tutto il mondo per le sue caratteristiche di predisposizione all’allevamento, con colonie formate da api particolarmente docili e attive e scarsa tendenza alla sciamatura.

Pur essendo presente nel Lazio con popolazioni autoctone, che costituiscono l’ecotipo laziale, questa razza sta correndo seriamente il rischio di ibridarsi sia con api della medesima sottospecie ma non appartenenti allo stesso ecotipo, sia con altre sottospecie importate da altre regioni o da altri Paesi. Nel primo caso favorita dalla attività di transumanza (nomadismo) praticata annualmente dagli apicoltori extra regionali che trasferiscono i propri alveari nelle aree mellifere ‘specializzate’ per la presenza di particolari essenze arboree, Latina per l’eucalipto, Rieti per il castagno e Frosinone per l’acacia. Nel secondo, per effetto della massiccia importazione di api regine da altri continenti, in particolare dall’Argentina. Ne consegue, che esiste un rischio fondato di erosione genetica che va contrastato attivamente.

Al proposito, se si prescinde dagli allevamenti in purezza detenuti presso gli apiari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana (IZSLT) dislocati in parte a Roma, presso la sede dell’Istituto e in parte presso la Tenuta presidenziale di Castelporziano, non si dispone attualmente di riscontri censuari attendibili circa la diffusione di allevamenti di Apis mellifera ligustica nella regione, anche se si ha notizia di altri apiari presenti, gestiti da allevatori privati.

L’importanza di tale patrimonio genetico è ulteriormente sottolineata dalla costatazione sperimentale della maggior produttività, soprattutto in miele, che gli ecotipi laziali di api ligustiche riescono a garantire proprio nel loro habitat di origine. L’ecotipo laziale, inoltre, riveste una funzione fondamentale per il mantenimento della biodiversità degli ecosistemi e la tutela delle produzioni agro-zootecniche regionali, grazie all’attività di insetto impollinatore. E contribuisce, in modo determinante, al mantenimento delle biocenosi forestali, garantendo riproduzione e propagazione delle specie entomofile.