Terre Collettive

Un bene comune da valorizzare

Con oltre mezzo milione di ettari, le terre collettive occupano nel Lazio il 27 % della superficie territoriale totale. Un quarto della superficie regionale che abbraccia buona parte delle aree naturali protette nazionali e regionali, nonché dei siti a protezione speciale individuati dalla Rete Natura 2000 (parchi e siti SIC e ZPS).

Si tratta di terreni agro-forestali, per lo più situati nelle aree interne ad altimetrie variabili, in godimento d’uso ad una comunità di persone e gestite direttamente dai comuni in cui ricadono o da enti di diritto pubblico: università agrarie, amministrazioni separate, comunanze, regole. Queste aree costituiscono nel loro complesso un patrimonio collettivo largamente sottoutilizzato, in molti casi abbandonato a se stesso e pertanto esposto al degrado e al depauperamento progressivo.

Lo sfruttamento delle risorse boschive avviene solo in minima parte, tanto che il prelievo annuo di legname dai boschi del Lazio non raggiunge il 15% della provvigione annua, con il conseguente degrado della qualità dei boschi. Allo stesso tempo, risulta sottoutilizzata o non fruita larga parte della superficie coperta da pascoli e prati permanenti, mentre più a valle si assiste ad un sovraccarico di bestiame nelle poche aree pascolive residue. O, peggio ancora, la zootecnia intensiva praticata negli allevamenti senza terra concorre ad aumentare la dipendenza da fonti proteiche di importazione (soia soprattutto), a ridurre la disponibilità idrica residua, ad incrementare l’inquinamento delle falde da reflui zootecnici e nitrati.

In questo quadro è evidente che occorre invertire la tendenza verso l’abbandono delle aree interne e lanciare la sfida per uno sfruttamento sostenibile delle risorse a disposizione, rimuovendo prima di tutto vincoli di varia natura (ambientali, culturali, giuridici) che ne ostacolano la valorizzazione. Una gestione attiva delle terre collettive, suscettibile di creare nuove occasioni di lavoro per imprese e giovani inoccupati e capace di contrastare occupazioni abusive, sfruttamento sconsiderato e soprattutto abbandono diffuso e non governo del territorio.