Il futuro enologico del Lazio: se ne è discusso a Viterbo

15/04/2019 - 

Istituzioni, accademici ed enti di ricerca si sono incontrati al Palazzo dei Priori di Viterbo per discutere di sviluppo enologico e promozione dei vitigni regionali. Arsial ha partecipa al confronto sul futuro del comparto, con contributi originali elaborati dalle proprie strutture tecniche.

Stando a quanto emerso nel corso del Convegno ‘Il futuro enologico del Lazio’ di sabato 13 aprile, svoltosi a Viterbo presso la Sala Regia di Palazzo dei Priori, sede del Comune, il futuro della viticoltura laziale ruota intorno a 4 temi chiave: sostenibilità dei processi produttivi, valorizzazione degli autoctoni, marketing strategico ed enoturismo. Quattro direttrici principali, utili a promuovere lo sviluppo di un comparto ‘strategico’ che nel Lazio interseca con intensità variabile, a seconda degli areali, segmenti significativi di economia locale. Contribuendo così alla valorizzazione del settore primario nel suo complesso e stimolando l’interesse per la fruizione di interi ambiti territoriali ove il richiamo del vino e della produzione vitivinicola costituisce sempre di più una componente importante nel determinare le scelte in ambito turistico.

Il convegno, a cui Arsial ha partecipato con i propri tecnici e con il presidente Antonio Rosati, nasce su iniziativa del Dipartimento per l’innovazione nei sistemi biologici, alimentari e forestali (Dibaf) dell’Università della Tuscia, con l’intento di avviare una prima riflessione ad ampio raggio sullo ‘sviluppo enologico’ del Lazio, mettendo a confronto alcune delle realtà più significative del nostro territorio. Si è così ragionato, nell’arco della giornata di studio, di tipicità, terroir, ampelografia, azioni di promozione e nuove tendenze di mercato.

Nell’intervento tenuto nel corso della mattinata, Rosati ha sottolineato l’importanza della viticoltura come veicolo promozionale, fattore di attrazione e motore economico per l’intero territorio regionale.

“Il vinosostiene il presidente di Arsialè una locomotiva del sistema Lazio e ci aiuta nel raccontare la bellezza dei nostri territori. Nel mondo, noi siamo la Regione di Roma e questo evoca emozioni e fascino. Lavoriamo insieme per la qualità del vino ed oggi è stato bello riportare l’esperienza dell’Università Dibaf – Unitus, del Crea – Ve e di Arsial, tutte insieme concentrate sui temi della ricerca e della sostenibilità ambientale. Con l’economia della bellezza, a cui si associa come parte integrante il turismo del vino, possiamo rispondere alla paura e all’ansia dei ragazzi. Perché il nostro assillo resta quello di creare ricchezza e lavoro”.

La rappresentazione del ‘vigneto Lazio’ emersa a Viterbo, nel corso del convegno, è quella di un comparto che, malgrado alcune criticità importanti, si conferma tendenzialmente orientato alla crescita. Una meta a cui concorrere attraverso un impegno più deciso da parte delle istituzioni, a difesa delle superfici investite a vigneto e a sostegno delle misure di valorizzazione delle tipicità (vini a denominazione di origine e a Indicazione Geografica tipica). Sempre Rosati, ai microfoni del TG regionale, ha commentato gli esiti dell’incontro: “Oggi abbiamo indicato tre possibili strade: mantenere il livello di superficie vitivinicola, lanciare con forza l’idea di una Dop Roma dal grande potenziale di mercato e promuovere il territorio nel suo complesso, unendo enogastronomia, turismo e cultura”.

Secondo i dati diffusi durante il convegno, lo stato del Vitigno Lazio appare comunque confortante, soprattutto in rapporto alle effettive potenzialità del territorio, che ad oggi può contare, sotto il solo ombrello delle tipicità, su 27 DOC, 3 DOCG e 6 IGT. Alle quali, in una prospettiva di più ampio respiro e soprattutto con uno sguardo al futuro, vanno sommati i 45 vitigni autoctoni iscritti al registro regionale della biodiversità, 24 dei quali già presenti nel registro nazionale delle varietà di vite ammesse al commercio e 10 in procinto di essere inseriti, una volta terminato l’iter istruttorio.

Nonostante il Lazio, nel contesto vitivinicolo ed enologico nazionale, non sia tra le regioni più significative in termini di quantità prodotte, è indubbio che l’enorme sforzo compiuto nell’ultimo ventennio da aziende produttrici e istituzioni, a fronte di una drastica riduzione delle superfici, abbia condotto ad una notevole qualificazione delle produzioni. Che sebbene ridotte – il comparto dell’enologia tipica, tutelato da un marchio di qualità garantita, impegna nella nostra regione circa 3.800 aziende, per una produzione media annua di circa 550.000 ettolitri – possono contare su investimenti di tutto rispetto, indirizzati ai segmenti più innovativi: le linee del biologico e degli autoctoni.

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