Il biologico in Italia e nel Lazio

A fine 2017 gli operatori certificati per le produzioni biologiche presenti in Italia risultavano 75.873, in aumento del 13% rispetto al 2016. Alla stessa data la superficie coltivata in biologico a livello nazionale si estendeva su 1.908.654 ettari, con un incremento complessivo, rispetto all’anno precedente, del 6,3%. Sul totale della superficie coltivata in Italia, il biologico arriva ad interessare quasi il 12% della SAU nazionale, facendo registrare una crescita, rispetto all’anno precedente, di oltre un punto percentuale. Mentre il dato medio europeo si attesta al 6,7% della superficie agricola. L’Italia si colloca così al 2° posto in Europa, dopo la Spagna, per superficie complessiva biologica coltivata, e al 4° (dopo Austria, Estonia e Svezia) se si considera l’incidenza della superficie BIO sulla SAU totale.

Se dalle coltivazioni si passa all’allevamento, il 2017 fa registrare un aumento del patrimonio suinicolo, con un incremento dell’8% rispetto al 2016 e una crescita più contenuta per l’allevamento bovino (+1.5%) e caprino (+1,4%). Viceversa, il settore avicolo mostra un drastico ridimensionamento, con una flessione di oltre il 37%. Tendenza che prevale, anche se in misura minore, nell’allevamento ovino (-5,1%).

Relativamente ai consumi, il mercato italiano del bio continua a crescere in tutti i canali commerciali, con incrementi prossimi al 10% rispetto all’anno precedente. Il valore del consumo interno del prodotto BIO, includendo oltre ai tradizionali canali di vendita anche il porta a porta e l’e-commerce, è stimato intorno ai 2,5 Mld di euro, senza considerare la ristorazione privata e le mense pubbliche. I dati ISMEA rivelano incrementi di vendita nell’ordine dell’11% annuo nel periodo 2010-2015, con punte del 20% negli ultimi anni. In questo caso crescono tutti i comparti, a differenza di quanto si verifica nei consumi del convenzionale. I settori più rappresentati nel carrello BIO sono frutta, ortaggi e derivati dei cereali che rappresentano oltre la metà degli acquisti in valore. L’incremento relativo al primo semestre 2018 è stato, per queste categorie di prodotto, rispettivamente del 2,5%, 0,4% e 9.3%. In aumento anche i consumi di latte e derivati (+6,2%), oli e grassi vegetali (+16,5%), prodotti ittici (+16,5%), uova e vini, entrambi contraddistinti da incrementi del 21,6%. Altro dato importante da segnalare è la crescita dell’export (fonte Osservatorio Sana), che nell’arco di un decennio, dal 2008 al 2018, è aumentato del 534%, a fronte di un’espansione del bio sul mercato interno pari al 205%.

A livello regionale, gli operatori biologici sono oltre 4600 (6% del totale nazionale), in aumento del 13,3% sul 2016. Oltre il 10% di essi sono preparatori dell’agro-alimentare, altrettanti sono produttori agricoli che effettuano anche attività di preparazione. Un terzo dei produttori agricoli biologici affianca alla coltivazione anche l’allevamento.

Limitata rimane invece la presenza di importatori (ca 15 aziende), mentre più numerosi sono gli esportatori che raggiungono all’incirca le 100 unità.

In figura 1 viene riportato il trend di crescita delle aziende biologiche regionali e delle relative superfici a partire dal 1998, anno di avvio dell’Albo dei Produttori Biologici del Lazio.

Figura 1 – Operatori biologici della regione Lazio (Fonte: elaborazione ARSIAL su dati Regione Lazio e SINAB)

L’ultimo dato disponibile (fonte Sinab), relativo al 2017, attesta la presenza di una superficie biologica nel Lazio prossima ai 140.000 ettari (7.2% della SAU biologica complessiva a livello nazionale), in aumento del 4% rispetto al 2016 e con un’incidenza sulla SAU regionale del 22.2% (ISTAT SPA 2013). Se si prendono in esame le destinazioni colturali, si evidenzia una predominanza di foraggere temporanee e permanenti, pari al 70% della SAU; seguono i seminativi con il 20%, l’olivo (6%), il nocciolo (4%), le ortive (3%) e l’actinidia con il 2% (Cfr. Fig. 2).

Figura 2 – Ripartizione della SAU biologica per tipologia di coltivazione in regione Lazio al 2017 (Fonte: elaborazione ARSIAL su dati SINAB)

E’ interessante notare che nel Lazio, nel periodo 2012-2017, mentre la SAU coltivata a biologico è aumentata del 50% e le coltivazioni foraggere e quelle frutticole hanno fatto registrare incrementi del 70%, le coltivazioni orticole hanno triplicato la loro superficie. Relativamente stabili invece le superfici destinate ad olivo, vite e seminativi.

Particolarmente elevata infine, nella nostra regione, la superficie media delle aziende biologiche, pari a 35 ha, rispetto a un dato medio del convenzionale che si attesta a 9,1 (ISTAT 2016).

Per approfondimenti: