Il quadro legislativo

I principali riferimenti normativi attualmente vigenti in materia sono rappresentati dalle seguenti norme:

  • a livello europeo, la direttiva UE 2015/412 che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto riguarda la possibilità degli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio;
  • a livello nazionale, nelle more dell’attuazione della citata direttiva, la Legge comunitaria n. 115/2015 che apporta modifiche molto rilevanti all’art. 1 del D.lgs n. 212/2001, abrogando la procedura di autorizzazione nazionale e le relative sanzioni, ma prevedendo al contempo la procedura di adeguamento dell’ambito geografico che, una volta a compimento, consentirà agli Stati membri di vietare sul proprio territorio la coltivazione di OGM per motivi diversi da quelli ambientali e sanitari esaminati dall’EFSA nel corso della procedura di autorizzazione, nonché di applicare le relative sanzioni. Ai sensi dell’art. 20, l’Italia ha attivato le misure transitorie di cui all’art. 26-quater della direttiva 2001/18/CE, avendo inoltrato il 1/10 u.s. alla Commissione UE la richiesta del divieto di coltivazione degli OGM approvati e in corso di approvazione.

Nel frattempo, restano in vigore i divieti di coltivazione di mais MON 810 già introdotti in via cautelare, ai sensi degli articoli 53 e 54 del Reg. (CE) 178/2002 (Decreto interministeriale 12/07/2013 e proroga 22/01/2015, in scadenza a luglio 2016).  Le relative sanzioni sono definite dall’art.4 c.8 del D.L. n. 91 del 24 giugno 2014 convertito in L.  n. 116 dell’11 agosto 2014.

Fino a quando questo complesso riassetto del quadro normativo europeo non sarà completato, a livello nazionale vale la divisione di competenze in materia di OGM tra l’amministrazione centrale e quella regionale. A questo proposito, i punti cardine sono rappresentati da due sentenze:

  • Corte Costituzionale n. 116/2006, intervenuta a seguito di un ricorso presentato dalla Regione Marche per violazione degli artt. 117 e 118 della Costituzione, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale di gran parte degli articoli della legge 28 gennaio 2005 n. 5. La sentenza rimette alle regioni la regolamentazione della coltivazione degli OGM; in particolare, si afferma che la coesistenza deve essere disciplinata a livello regionale e non statale, essendo la materia agricola di competenza legislativa regionale, ai sensi del IV comma art. 117 della Costituzione;
  • Corte di Giustizia europea del 6 settembre 2012, che si è pronunciata per l’illegittimità di un diniego generalizzato alla coltivazione di mais OGM nelle more dell’adozione di misure di coesistenza, ma lascia allo Stato la porta aperta rispetto alla possibilità di adottare misure di emergenza secondo la procedura prevista dall’art. 34 del Reg. 1829/03 in caso di grave rischio per la salute umana, animale e ambientale, in conformità a quanto stabilito dagli artt. 53 e 54 del Reg. CE/178/2002.

L’emanazione dei decreti 12/07/2013 e 22/01/2015 rispecchia quest’impostazione.

Ne consegue che mentre lo Stato può legiferare vietando la coltivazione di OGM in quanto deputato alla tutela dell’ambiente e della salute umana, la competenza in materia di regolamentazione della coltivazione degli OGM spetta alle Regioni.

A partire dal 2000, sono state approvate numerose leggi regionali, tra cui la L. R. n.15/06 per il Lazio, che hanno in vario modo sancito il divieto locale di coltivazioni OGM.

Allegati