Lazio rurale, un patrimonio su cui puntare

12/06/2017 - 
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Tutela e valorizzazione del patrimonio rurale del Lazio è il tema al centro del confronto tra studiosi, amministratori pubblici, professionisti organizzato dalla facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, sotto il titolo Agri-Culture. Un’intera giornata di interventi, articolata in più sessioni, nel corso della quale vengono messi a fuoco i molteplici aspetti legati alle risorse paesaggistiche e culturali e alla valenza economico-sociale delle aree rurali e interne. All’incontro prendono parte, tra gli altri, l’assessore all’Agricoltura della Regione Lazio, Carlo Hausmann, e l’amministratore unico di Arsial, Antonio Rosati.

Un patrimonio rurale da tutelare e valorizzare quello del Lazio, un territorio pieno di risorse e con un potenziale di crescita su cui puntare per sviluppare bellezza, turismo, agricoltura di qualità e cultura.

“Negli ultimi anni, il nostro territorio è stato oggetto di grandi trasformazioni – dice l’assessore – e allora il grande interrogativo riguarda l’autenticità del nostro paesaggio”. Nel Lazio ci sono cinque “marcatori del paesaggio”, a partire dall’ulivo cultura, che “sta conoscendo una nuova stagione di sviluppo”, poi la cereali cultura, “che invece sta perdendo superficie”, la vite, il castagno e un’ampia superficie dedicata al pascolo.

“In tutti questi paesaggi tradizionali – precisa Hausmann – prima il nodo da sciogliere era come conservare la campagna dall’assalto di Roma, oggi la tensione si sta spostando tra modelli produttivi e modelli di conservazione”, a cui si aggiunge la sfida della ‘sostenibilità’, dell’acqua e dell’energia. Abbiamo bisogno di modelli di gestione di questi conflitti – spiega – e, allo stesso tempo, abbiamo bisogno di luoghi belli dove fare produzione e anche turismo. C’è un grande lavoro da fare, la Regione interviene con i criteri di selezione all’interno dei bandi e creando le regole del gioco attraverso le leggi. Ma servono anche idee pratiche, per poter costruire percorsi graditi a utenti e produttori”.

Al centro del dibattito, anche il patrimonio rurale nella ricostruzione dei comuni colpiti dal terremoto, l’ottimizzazione delle risorse agricole del presente, il ruolo del turismo nella tutela del paesaggio e la questione della terra come fattore di produzione.

“Di fronte alla crisi – dice Rosati – le istituzioni devono usare molta fantasia. Con poche risorse occorre costruire una rete potente e creare lavoro. Il primo grande fattore di riforma è l’uso della terra, perché se l’agroindustria nel nostro paese fa il 17% del Pil e il cibo italiano piace, è necessario puntare sul triangolo virtuoso dell’economia della bellezza: turismo, cultura e cibo”.

“Ma oggi – si chiede Rosati – abbiamo ancora bisogno di terra? C’è la possibilità offerta dalle terre pubbliche e Castel di Guido ne è un esempio, ma anche le università agrarie hanno 50mila ettari di terre. Perché non fare una grande assemblea delle università agrarie per introdurre la possibilità di dare in affitto parte di quelle terre?”